Tra i cordoli di Vairano una francese a batterie fa una cosa semplice e rara: ti costringe a rivedere i pregiudizi. La Alpine A390 GTS non alza la voce, ma entra in scena con una calma sicura, quella dei progetti pensati bene e guidati da mani esperte.
La A390 GTS non è un altro SUV elettrico di lusso in cerca di attenzione. È il primo mattone del futuro Alpine firmato da Philippe Krief, oggi CEO del marchio e tra gli artefici dell’equilibrio dinamico di Giulia e Stelvio. Qui la parola chiave è “leggerezza”, non sulla bilancia ma nelle reazioni. Parliamo di oltre 2.100 kg, sì. Ma anche di uno sterzo che risponde rapido, ingressi in curva puliti, frenate sincere. L’idea è questa: qualunque comando impartisci, l’auto deve reagire in fretta. E su un’elettrica, di solito più pesante, non è un dettaglio.
Al netto della filosofia, i numeri sono solidi. Potenza di 470 CV e 824 Nm, tre motori elettrici (uno davanti, due dietro), 0-100 in 3,9 secondi, velocità massima dichiarata di 200 km/h. La piattaforma lavora a 400 volt e accoglie una batteria da 89 kWh netti, sviluppata con Verkor: autonomia dichiarata di 550 km WLTP, ricarica in corrente continua fino a 190 kW per passare dal 15 all’80% in meno di 25 minuti, con colonnina adatta. La lunghezza è di 4,62 metri, formato “giusto” per molti garage italiani, con un bagagliaio da 532 litri che salva weekend e famiglie.
Il cuore del progetto è dietro, letteralmente. I due motori posteriori lavorano ruota per ruota e il torque vectoring cambia il carattere dell’auto. In pista lo senti quando anticipi il gas: la A390 GTS non spinge soltanto, “disegna” la traiettoria. L’asse posteriore partecipa, aiuta l’inserimento, poi ti lascia uscire forte e composto. Il ritmo che funziona è chiaro: lento in ingresso, deciso in accelerazione. Con 824 Nm pronti, scaricare coppia senza scosse diventa la regola, non l’eccezione.
Dentro, il messaggio è coerente. Ci sono rivestimenti in scamosciato e pelle, cuciture attente, e sedili Sabelt che sembrano fatti su misura: contengono bene senza punire la schiena. Gli spazi? Davanti ok, dietro qualche centimetro per i piedi sotto i sedili anteriori manca; dettaglio che chi viaggia spesso in quattro noterà. In compenso, la praticità del vano di carico è concreta. E la cura percepita non scade in leziosità.
Il listino piazza la GTS in territorio premium: 78.000 euro. C’è anche la A390 GT con 400 CV a 67.500 euro. Prezzi importanti, in linea con ciò che offre: contenuti tecnici distintivi, materiali curati, una guida che porta a casa qualcosa di raro nelle elettriche di taglia media-alta. Se cerchi la solita sparata da drag race, la trovi. Ma il punto non è quello.
Il punto arriva quando smetti di contare i decimi e ti accorgi che questa Alpine usa l’elettrico per far tornare sensazioni note: tempi, ritmo, dialogo tra volante e retrotreno. Non cancella la fisica, la gestisce. E allora la domanda è naturale: se l’identità di un marchio passa da come ti fa sentire nelle tre curve che prendi ogni giorno, quante altre elettriche oggi ti invitano davvero a prenderle due volte, solo per il gusto di farlo? Forse qui, silenziosamente, c’è già la risposta.
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